DEGRADABILI e BIO-DEGRADABILI?

Sussiste molta differenza tra polimeri DEGRADABILI e BIO-DEGRADABILI.

I polimeri DEGRADABILI  sono degradati da 5 diversi meccanismi:

  • Foto degradazione a causa della luce naturale
  • Ossidazione a causa di additivi chimici
  • Degradazione termica a causa del calore
  • Degradazione meccanica a causa di sforzi meccanici
  • Degradazione idrolitica a causa dell’idrolisi

Tutti questi meccanismi portano alla FRAMMENTAZIONE di un polimero, ma non alla sua MINERALIZZAZIONE cioè  la biodegradazione completa di un composto organico, che porta alla sua totale decomposizione in composti inorganici semplici.

 

CHE COS’È LA BIODEGRADAZIONE?

La biodegradazione è un processo chimico nel quale microorganismi presenti nell’ambiente convertono (senza additivi artificiali) i materiali in sostanze naturali come acqua, anidride carbonica e biomassa, SENZA rilasciare alcuna sostanza tossica.

 

Le plastiche biodegradabili trovano quindi microrganismi presenti nell’ambiente (es. batteri, funghi, alghe, vermi) che riconoscono la sostanza come cibo e dunque la consumano e la digeriscono. Quindi, perché un composto possa essere considerato biodegradabile è necessario che in natura esista un batterio in grado di decomporne il materiale, dopodiché l’elemento viene assorbito completamente nel terreno, in tempi e modi diversi a seconda del materiale e del terreno in questione.

Per esempio, la carta ha un ciclo di decomposizione che va da 3 settimane a un anno, mentre un legno di sequoia è estremamente recalcitrante a decomporsi.

 

Il processo di  biodegradazione e la sua velocità dipendono da tantissimi fattori:

 

  • ambiente

(luogo geografico , suolo, acqua dolce, acqua marina, discarica, temperatura, umidità, pH, presenza di sali, ossigeno, UV, etc.)

 

  • materiale

(struttura chimica, legami chimici, grado e tipo di branching, grado di polimerizzazione, grado di idrofobicità, stereochimica, peso molecolare e sua distribuzione, cristallinità,  morfologia, solubilità , additivazioni etc.)

 

  • microrganismi

(batteri, funghi, alghe, vermi, dimensioni, aggressività, concentrazione, metabolismo, genetica etc.)

 

 

GLI AMBIENTI DELLA BIODEGRADAZIONE

La biodegradazione è un processo chimico nel quale microorganismi presenti nell’ambiente convertono (senza additivi artificiali) i materiali in sostanze naturali come acqua, anidride carbonica e biomassa, SENZA rilasciare alcuna sostanza tossica.

Il processo di  biodegradazione e la sua velocità dipendono da tantissimi fattori come l’AMBIENTE, il MATERIALE ed i MICRORGANISMI stessi.

 

Gli ambienti della biodegradazione sono generalmente di 2 tipi.

Quelli controllati, gestiti tramite legislazione attraverso impianti specifici di trattamento del rifiuto che si può presentare in diverse forme solido, fluido, in soluzione acquosa.

E quelli incontrollati, maggiormente interessanti, proprio per la problematica ambientale che ne consegue, ovvero foreste, fiumi, mari.

 

SE le bioplastiche sono bio based  e biodegradabili , il ciclo del carbonio è COMPLETO, perché tutto il carbonio della biomassa usata per  produrre la plastica ritorna in natura alla fine della biodegradazione.  La biodegradazione produce CO2 e acqua, la stessa miscela usata dal processo di fotosintesi all’origine della crescita di nuova biomassa.

Quindi parliamo di un’economia circolare e chiusa del carbonio.

È anche importante osservare che in un’economia circolare, la lunghezza del ciclo deve essere compatibile con l’attività umana. Questo è proprio il caso del ciclo BIODEGRADAZIONE/FOTOSINTESI, che avviene in tempi relativamente brevi.

Ecco perché i «VERI» e «BUONI» biopolimeri devono essere contemporaneamente
bio based e biodegradabili, in TEMPI RAGIONEVOLI.

 

Il PHA è l’unico materiale che degrada in tutte le condizioni, in tempi ragionevoli.

I tempi possono cambiare a seconda dell’ambiente e dello spessore.

Quasi tutti parlano di degradazione di film (10-100 micron).

Il PHa può degradare a 2 mm di spessore, in mesi non anni.

Le diverse formule di IamNature possono essere studiate per modificare la velocità di disintegrazione a seconda della formula e della specifica applicazione.

 

SE le bioplastiche sono bio based  e biodegradabili , il ciclo del carbonio è COMPLETO, perché tutto il carbonio della biomassa usata per  produrre la plastica ritorna in natura alla fine della biodegradazione.

La biodegradazione produce CO2 e acqua, la stessa miscela usata dal processo di fotosintesi all’origine della crescita di nuova biomassa.

Quindi parliamo di un’economia circolare e chiusa del carbonio.

È anche importante osservare che in un’economia circolare, la lunghezza del ciclo deve essere compatibile con l’attività umana. Questo è proprio il caso del ciclo BIODEGRADAZIONE/FOTOSINTESI, che avviene in tempi relativamente brevi.

Ecco perché i «VERI» e «BUONI» biopolimeri devono essere contemporaneamente
bio based e biodegradabili, in TEMPI RAGIONEVOLI.

 

Biodegradabile e compostabile

Si noti che biodegradabile e compostabile non indicano la stessa proprietà: come abbiamo appena visto, la prima è una condizione necessaria ma non sufficiente per il verificarsi della seconda.

Con biodegradabilità si indica, infatti, soltanto la tendenza di un materiale a essere convertito in anidride carbonica attraverso l’opera di microrganismi, al pari dei rifiuti organici naturali.

Questo implica che un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché, ad esempio, potrebbe non disintegrarsi a sufficienza durante un ciclo di compostaggio.

Allo stesso modo, un materiale che si scompone in frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm, che tuttavia non risultano del tutto biodegradabili, non potrà essere definito compostabile.