Balalaica

IL SUONATORE DI BALALAICA, LA PLASTICA IN LETTERATURA

“Il suonatore di balalaica” è un romanzo storico-giallo di Franca Rizzi Martini, edito da Tullio Pironti, composto da due storie diverse che si avvicendano capitolo dopo capitolo, accompagnando il lettore a vivere in due epoche storiche e in due luoghi completamente differenti.
La prima segue le vicende storiche di Cosroe Dusi, pittore veneziano, antenato della scrittrice, che nel 1939 partì in diligenza per San Pietroburgo e trovò fortuna alla corte dello zar Nicola I. La seconda vicenda si svolge a Marostica, nel Vicentino, nella villa dove effettivamente Cosroe Dusi finì i suoi giorni.

Ecco alcuni estratti che ripercorrono la storia del primo materiale termoindurente ottenuto per sintesi.

Cap 7
Marostica 1905

… Nel laboratorio della farmacia si ripeteva ormai da qualche mese la stessa scena.
“Dottor Colpi, mi dispiace. Si è resinificato ancora una volta.
Credo che a questo punto non sia più necessario andare avanti.
Sono stata un’ingenua a voler riprendere gli esperimenti del professore. Abbiamo provato in tutti i modi, ma il risultato è sempre lo stesso. – Gloria si lasciò cadere su una sedia, come schiacciata da un peso insopportabile – Le ho fatto anche perdere tanto tempo con degli esperimenti totalmente inutili.”
“Non si abbatta! Anche se non siamo riusciti a trovare quello che cerchiamo, questo è stato per me il periodo più interessante della mia carriera. Altro che dispiacersi, sono io che devo ringraziarla!”
“Già, ringraziarmi per aver trovato questa inutile massa scura che non serve a niente e a nessuno. E’ ora di smettere con questi giochetti e di tornare alla realtà.”
E’ strano come la mente umana, senza alcun segnale di preavviso, elabori da un momento all’altro dei ragionamenti che fino ad un secondo prima erano, o sembravano, completamente inesistenti.
Le parole di Gloria, ripetute da molti giorni, in quel particolare momento sortirono un effetto fulminante nella mente del farmacista che d’un tratto si illuminò in volto.
“Mio Dio!”
Si appoggiò al tavolo.
“Dottore, si sente bene?”
Gloria lo vide impallidire all’improvviso.
“Bene, benissimo, ma se la mia ipotesi è giusta!…”
“Dottor Colpi, che cosa ha in mente? Non capisco!”
“Mi dia ancora un’ultima possibilità, signorina. Facciamo di nuovo una prova, come se fosse la prima volta…  Se le cose non cambiano, abbandoniamo per sempre.”
“Abbiamo già rifatto le stesse cose decine di volte…”
“Questa sarà l’undicesima. Svelta, mi passi la formaldeide ed il fenolo!”
Gloria gli porse due piccoli contenitori di vetro ed il farmacista fece reagire insieme i componenti. Si muoveva più rapidamente del solito. Gli occhi scuri gli brillavano. Ogni suo gesto era animato da un sacro fuoco.
Come per le altre decine di volte i liquidi crepitarono e stridettero fra loro. Come per le altre decine di volte comparve una massa solida di colore scuro e dall’aspetto corneo.
“E’ inutile, dottore, siamo allo stesso punto di partenza.”
“Non credo, Gloria, non credo proprio. Mi stia a sentire: lei è sicura di aver fatto gli stessi esperimenti già intrapresi con il professor Erden, senza aver tralasciato nulla?”
“Certamente, ho ripreso momento per momento tutto quello che avevo segnato sul mio diario: sono sicura di non aver scordato il benché minimo passaggio.”
“Bene, allora non ci resta che affrontare il problema da un altro punto di vista.”
“Si spieghi meglio, non riesco a capire.”
Enrico Colpi era in piedi vicino al tavolo, con un’espressione sicura sul volto, come di chi ha finalmente trovato la chiave.
“Il primo giorno in cui lei mi ha raccontato la sua storia, mi ricordo che ha citato una frase del professore, rimasta poi senza spiegazione.”
“Sì, il professor Erden la sera prima della sua morte mi disse queste testuali parole: Bisogna ammettere che gli errori commessi possono insegnarci molte cose. Non le ho mai dimenticate, ma non sono riuscita a capirne il significato né, purtroppo, ho avuto la possibilità di chiederglielo in seguito.”
“Credo proprio che questa sia la chiave di tutto.”
“Continuo a non capire!”
Il dottor Colpi prese l’altra sedia e si sedette accanto a Gloria.
Una volta aperto lo spiraglio di un raggio di luce, era facile ora guidare chi brancolava ancora nel buio.
“Stia attenta: da quanto mi ha detto, i risultati ottenuti fino alla morte del professor Erden erano uguali ai nostri, no?”
Gloria annuì.
“Bene, a questo punto dobbiamo supporre che la partenza sia giusta, ma che siano errate le conclusioni. Lo stesso professore, secondo la sua frase sibillina, ha commesso degli errori, ma sono proprio questi errori che possono insegnarci molte cose”.
“Il bello sarebbe sapere quali.”
“Poniamo che la prima fase dell’esperimento sia giusta, quali errori abbiamo commesso in seguito?”
“Mi scusi, ma non riesco proprio a seguirla: abbiamo sempre ottenuto la stessa inutile massa solida da scartare!”
“Eccolo qui, il nostro errore! Ci siamo sempre ostinati a buttare via la materia che avevamo creato in laboratorio, credendola di scarto, senza pensare che avremmo potuto modificarla per renderla utilizzabile.”
“Non posso crederci! Lei intende dire che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi i risultati e non li abbiamo mai visti?!”
“In un certo senso è proprio così. Ripartiamo da questo punto per la trasformazione del fenolo e della formaldeide in condizioni controllate.”
“Tutto ciò ha dell’incredibile…” e non riuscì a dire altro.
“Ritengo che stia proprio qui l’intuizione del professore. A questo punto delle sue ricerche egli è stato ucciso.”
Seduta sulla sedia dalla quale non si era più mossa, Gloria continuava a ripetere “è incredibile” e gli occhi le si bagnarono di lacrime.
“Coraggio, non lasciamoci andare ai sentimentalismi.”
“Stavo pensando che il professor Erden è morto per una stupida banalità.”
“No, non vero. Erden è stato ucciso per la sua intuizione, ma l’assassino non saprà che farsene.”
“Com’è strana la vita: era tutto di una banalità a dir poco insulsa. Il crimine commesso è valso unicamente a ritardare per anni la ricerca.”
“Dimentichi la tristezza. Questo è un giorno allegro per lei, per me e, chissà, anche per Friedrich Erden, che riposi in pace.”
“Già, lei ha scoperto ciò che è costata la vita al professore, ma che delusione!.”
“Lasci perdere le emozioni, per favore. Ora siamo scienziati ed abbiamo ancora tanto lavoro, prima di raggiungere la meta. A lei toccherà il merito di arrivarci davanti a tutti.”
Enrico Colpi guardò fuori dalla finestra.
I raggi del sole mandavano gli ultimi bagliori.
Consultò l’orologio dalla lunga catena d’oro che lo assicurava al panciotto.
“E’ già tardi, ma non posso ritornare a casa prima di verificare se la mia ipotesi è esatta. Ha voglia di tentare ancora una volta?”
Gloria pareva rinvigorita da un nuovo entusiasmo.
“Se non me lo avesse proposto lei, glielo avrei chiesto io. Alziamo il parametro della pressione, manteniamo la temperatura a 200 gradi. Fino ad ora il colore della materia che abbiamo trovato era sempre troppo scuro, la sua consistenza troppo solida. A ripensarci bene aveva un che di bruciato, come quando si fa il caramello con lo zucchero e lo si dimentica troppo sul fuoco. Che intuito da scienziata, vero?”
Gloria rise, mentre per l’ennesima volta le sue mani ripetevano gli stessi gesti.
“Quindi secondo lei abbiamo tenuto sempre la temperatura troppo alta?”
“No, i gradi possono essere giusti solo se la pressione viene mantenuta alta e costante. La nuova materia dovrebbe bruciare meno ed avere una consistenza più liquida.”
Ancora una volta il fenolo e la formaldeide crepitarono, ma in modo più leggero.
Come due alchimisti alla ricerca dell’oro, Gloria ed il farmacista tenevano gli occhi fissi sulla storta. Quella materia era viva, si muoveva, sfrigolava, si modificava e si raggrumava.
Creazione primordiale.
Quando sembrò assestarsi definitivamente, Gloria prese delicatamente il contenitore di vetro e con gesto solenne lo alzò per vederlo controluce.
Sul fondo si era depositata una piccola massa di resina giallognola molto più fluida della precedente.
Il farmacista sorrideva soddisfatto.
Gloria fissava la sua creazione con occhi seri.
“Ancora una prova, una piccola prova…”
Temeva di infrangere in pochi secondi il sogno di una vita.
“Mi passi lo spirito, dottore, devo  sapere subito se questo è ciò che cerchiamo.”
Con mani tremanti prese la bottiglia dello spirito e ne riempì il contagocce.
Il farmacista seguiva i gesti di Gloria con apprensione, come se tutto il suo mondo fosse appeso a quell’attimo.
Dopo la prima e la seconda goccia sembrava che la materia non reagisse, ma in seguito alla terza, quella massa giallastra cominciò a sciogliersi.
“Sì!” esclamò Gloria con impeto.
Il dottor Colpi non aveva il coraggio di interrompere quell’istante sublime, in cui la scienziata era all’apice della sua ricerca, quell’attimo determinante che distingue un risultato finalmente raggiunto da un ennesimo fallimento.
La sua curiosità prese il sopravvento e domandò con un filo di voce:
“Che cosa sta succedendo?”
Gloria aveva completamente dimenticato il mondo circostante.
Si voltò con uno sguardo raggiante. Gli occhi scintillavano. Con labbra tremanti affermò con solennità, scandendo le parole:
“Questa è la prima resina sintetica, solubile.”
Due lacrime di commozione le rigarono le guance. Si sentì all’improvviso stanchissima, come se il peso di tutti quegli anni di ricerca si fossero abbattuti all’improvviso sulle sue spalle.
Sedette ed asciugò le lacrime con il dorso della mano.
“Capisce, dottor Colpi? Questa materia è solubile ad una determinata temperatura. Potrà essere introdotta in contenitori appositi, così da farle assumere ogni forma voluta. Una volta raffreddata diventerà dura, rigida, robustissima!”
“E’ semplicemente straordinario! Con questa materia si potranno costruire oggetti di tutti i tipi!”
“Già!” affermò Gloria, ma la sua mente era proiettata così in avanti che nessuna parola poteva starle dietro.
Il suo sguardo era distante, smarrito in un orizzonte lontano, senza confini, proteso verso un nuovo futuro.
Con leggero imbarazzo il farmacista l’aiutò ad alzarsi dalla sedia, sostenendola per un braccio.
“Si sente bene, signorina? Ora torniamo a casa, ci aspettano per cena. Domani riprenderemo i nostri esperimenti.”
Gloria si riprese e la sua mente ritornò nel presente. In un impeto irrefrenabile abbracciò il farmacista.
“Grazie” riuscì solo a dire.
Quando si rese conto del suo gesto, si ritrasse velocemente e arrossì imbarazzata.
“Mi scusi, dottor Colpi, non dovevo.”
“Scusarsi? Ma che cosa dice! Sono io che la ringrazio, per tutti questi giorni in cui mi ha fatto sentire importante, per la scoperta di questa nuova materia e… anche per il suo abbraccio.”
“Pensavo di chiamarla Erdenite, in onore del suo vero scopritore, che ci ha rimesso addirittura la vita.”
“Benissimo. Questa sera brindiamo all’Erdenite, al suo professore ed anche a noi!”
A casa non si fece il brindisi, data la presenza di ospiti a tavola, ma l’entusiasmo sprigionato dal babbo era tale che anche zia Caterina se ne accorse. Anzi si complimentò con lui per quel nuovo vigore che non gli aveva mai visto prima.
“Bravo, Enrico, vedo che con l’età invece di invecchiare sei addirittura ringiovanito!”
Egli rispose con una sonora risata.

Cap 47

… “Stimatissimo dottor Colpi,
scrivo a Lei per primo, per ringraziarLa ancora per l’accoglienza, la cortesia ed il rispetto con cui voi tutti mi avete tenuto nella vostra famiglia durante questi ultimi anni e, mi creda, con grande dolore mi sono staccata dai Suoi bambini ai quali scriverò personalmente in seguito.
Qui a Monaco sono rientrata nella mia famiglia dopo tanto tempo, accolta come il figliol prodigo.
Dal punto di vista professionale ho contattato il nuovo professore della Facoltà di Chimica che sostituisce il povero professor Erden.
Gli ho narrato le mie vicende e mi ha fatto ben sperare in un posto nel laboratorio di ricerche.
Non Le ho ancora parlato dell’Erdenite, perché, a dire la verità, mi mancano le parole, per cui lascio spiegare la situazione ad un giornalista di fama mondiale quale Saul Intermann, il cui articolo è apparso su un bollettino scientifico il mese scorso. In Facoltà si sono premurati di farmelo leggere subito.
Le allego detto articolo, in modo che si possa fare un’idea della situazione imbarazzante in cui mi trovo oggi.”

Mio padre perplesso alzò gli occhi dalla lettera, aprì un secondo foglio azzurrino e ne estrasse un articolo di giornale ritagliato. Era scritto in Tedesco ed egli a fatica si mise a tradurlo:

SALVE SECOLO DEI LUMI!

Una fulgida stella si è accesa nel firmamento del nuovo secolo e risponde al nome del chiarissimo dottor Professor Leo Hendrik Baekeland.
Già sul finire del secolo scorso il geniale scienziato originario del Belgio fece dono all’umanità di una grande invenzione: “Velox”, la prima carta fotografica che può essere sviluppata sotto luce artificiale.
Oggi, nel suo laboratorio chimico americano il professor Baekeland sta portando la scoperta scientifica alle più alte vette mai raggiunte da alcuno con la creazione di una materia interamente sintetica che potrà essere adoperata per molteplici impieghi.
Avvalendosi di due sostanze di facile reperibilità, come il fenolo e la formaldeide, il professor Baekeland ha fatto derivare un terzo materiale, completamente diverso dai primi due, che verrà chiamato BAKELITE, in onore del suo scopritore.
Questa materia ha il pregio di assumere a caldo qualsivoglia forma ed una volta raffreddata diventa robustissima, pertanto potrà essere adoperata in diversi campi, dalle palle da biliardo (con tanti ringraziamenti da parte degli elefanti), ai bocchini per le pipe degli uomini, fino ai bottoni per gli indumenti delle gentili signore ed ai giocattoli per i bambini, per non parlare del suo impiego nei settori aeronautico e automobilistico che vedranno sviluppi a tutt’oggi impensabili.